Doppio Olandese

Memorie da un borgo sonnolento

Doppio Olandese

Che dire di quel tempo che, andando io da colline brune a fiumi di terra, scoperti oltre la boscaglia d’improvviso, nitido s’accende di paesaggi, case appostate a una svolta, stradette incassate tra argini di gaggìe, estati radenti tra le vigne a ombre lunghe e nette, foglie di platani varianti di luce. ora vive, ora smorte, secondo il vento, vallate che giù verso lo sbocco sfumavano in nebbie azzurre e rosa, come tra i fumi di qualche raffineria? Qui in questa terra rada eppure battuta, m’aggiravo quel tempo che fu dell’adolescenza come un piccolo predicatore eccitato, avendo voglia io di conoscere, di discutere, di crearmi amici. In verità gli insuccessi furono molti, poiché nel mio parlare fantasticavo per quella povera landa storie lette su libri, americani o russi, o più prossimamente francesi, ove conflitti sorgessero in buona lingua e in forme complicate. C’era chi si risentiva, altri mi mandavano bonariamente al diavolo. Cosicché mi restavano solo i paesaggi; i paesaggi da vedere e immaginare simili alle belle storie di Turgheniev o alle ampie descrizioni di Hemingway qui visto come una specie di orco variopinto, troppo alto e robusto per noi, troppo peloso, sempre pronto a fornicare o a bersi, a gola erta, alcoli di fuoco. E i fratelli Karamazoff, dove avrebbero potuto abitare, visto che i contadini del luogo ammucchiavano pagliai e stuccavano muri, con una tenacia sorda, priva di richiami, in rispettosa attesa delle feste e del parroco giulivo che passasse in bicicletta a benedire?...

Dall’autore di “Finchè c’è il merlo” (Scheiwiller), “Rimbaud, poesie, una versione-testo del poeta di Charleville” (Ignazio Maria Gallino) e “L’eva d’òr” (Ignazio Maria Gallino).

Autore
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88 901205 5 X
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