
Woof non l'aveva dimenticato. L'aveva solo messo da parte, come si fa con le cose vecchie, quelle che se rimangono nascoste abbastanza a lungo, quando le ritrovi in fondo a un cassetto ti sembrano nuove, e ti chiedi che fine avevano fatto in tutti questi anni, e ti sembra stupido pensare che ti abbiano semplicemente aspettato, eppure è così. I cani non dimenticano mai un odore, specialmente se è odore di morte. Ci aveva provato, a lasciarselo dietro la coda, a seminarlo nella polvere che le sue zampe avevano calpestato dal giorno in cui aveva iniziato il suo viaggio, quel viaggio che ora lo stava riportando a casa. Non ce l'aveva fatta. Adesso il vento dell'Oceano glielo stava soffiando in faccia, e l'aria era diventata gelida.
Nato di mamma morta.
Una vita in cambio di una vita.
Woof non ci vedeva ancora, a quel tempo. Tutto ciò che i suoi occhi potevano guardare era il velo nero delle palpebre ancora chiuse, ma quell'odore... quell'odore gli era entrato dentro, e adesso era tornato a farsi sentire. Mentre seguiva la strada che la brezza gli stava svelando, non si chiedeva se l'essere da cui quell'odore proveniva avesse paura, o se lo stesse aspettando, o che genere di creatura fosse. Woof stava seguendo il suo destino, stava per chiudere una finestra che andava chiusa. I cani non fanno calcoli. Agiscono col cuore, e affrontano mostri più grandi di loro. Woof non aveva paura.